Gli USA e il loro strano rapporto con le armi da fuoco


Gun-Hypocricy

All’indomani dell’ennesima strage insensata perpetrata dal folle di turno armato di tutto punto con fucili d’assalto, l’America si ritrova a dover fare i conti con l’annoso problema del gran numero di cittaidini armati, figli di leggi estremamente permissive in ambito di armi da fuoco.

E’ il 14 dicembre quando un ragazzo appena ventenne, Adam Lanza, fa irruzione in una scuola elementare del Connecticut armato di un fucile d’assalto automatico Bushmaster XM-15. Il bilancio di tale azione di fuoco è agghiacciante, restano a terra 28 vittime, per la maggior parte bambini.

L’impatto sull’opinione pubblica è stato, come intuibile,  inevitabilmente fortissimo ed il Presidente Obama, ha promesso “azioni concrete per impedire il ripetersi di tragedie simili, a prescindere dalle resistenze politiche”; nello specifico il Presidente ha dichiarato di voler operare sensibili modifiche all’attuale regolamentazione delle armi da fuoco per determinare la messa al bando, almeno, delle armi automatiche a ripetizione che, ricordiamo, nella stragrande maggioranza dei paesi occidentali risultano di esclusivo appannaggio delle forze armate.

Ovviamente tale linea politica viaggia in rotta di collisione con la potente lobby americana delle armi da fuoco, la National Rifle Association (NRA) che di certo non gradisce affatto una potenziale perdita di introiti. In america il comparto dell’industria delle armi rappresenta un colosso che nel 2012, nonostante la crisi, ha impiegato 210 mila persone e ha “fatto girare” 32 miliardi di dollari, che si sono tradotti in quasi mezzo miliardo di introiti fiscali.

Per fornire al lettore una corretta ed imparziale chiave di lettura occorre considerare che delle 20 maggiori stragi di civili compiute da altri civili con armi da fuoco negli ultimi 50 anni, 11 sono avvenute negli Stati Uniti. Di queste, sei hanno avuto luogo negli ultimi 8 anni, da quando l’amministrazione Bush (nell’anno 2004) fece cadere il bando alla vendita dei fucili semiautomatici introdotto dal precedente governo Clinton. E’ inevitabile riconoscere in questo un chiaro nesso causale.

Eppure le armi sono parte integrante della cultura statunitense, sia come mezzo di difesa che come forma di svago, tanto da essere “autorizzate” dal secondo emendamento alla costituzione che recita « Essendo necessaria alla sicurezza di uno Stato libero una milizia regolamentata, il diritto dei cittadini di detenere e portare armi non potrà essere infranto. » Se tale diritto sia esteso ai privati cittadini o solo alle milizie statali – oggi eserciti – è tuttavia questione di acceso dibattito, ciò nonostante nel luglio del 2008 la Corte Suprema degli Stati Uniti ha riconosciuto il diritto dei cittadini di possedere armi, dichiarando incostituzionale la legge del Distretto di Columbia, che invece ne vietava ai residenti il possesso.

Indipendentemente da come andranno le cose è interessante notare che nei tre giorni successivi alle dichiarazioni di Obama sono stati venduti un numero di fucili pari a quelli venduti negli ultimi tre anni.

 

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